Il cammino

La spiritualità o il cammino spirituale

Fanno parte del cammino:

La lettura di testi spirituali
Esercizi
La relazione con un maestro spirituale
Il perfezionamento del carattere
Applicazione dei contenuti imparati nella vita pratica e sociale

Il percorso del cammino

Una persona cerca la spiritualità se sente che dietro i fenomeni della vita c’è nascosto di più, la “vera essenza” di essi. Sente che non c’è soltanto la materia, ma un principio creativo che crea e condiziona tutto. Sente infine che anche nell’essere umano esistono questi principi che si possono denominare “anima” e “spirito”.

Alcuni concetti di base per il cammino:

1 Lo spirito o il mondo spirituale è soggetto ad altre leggi che la materia fisica. Conosciamo bene le leggi del mondo, della materia, ma queste valgono per la fisicità non per la spiritualità. Per conseguire conoscenze validi dobbiamo partire dalla legge del mondo spirituale o del cosmo. La fisicità è visibile, lo spirito no. Con le conoscenze superiori non si tratta delle forze fisiche, come gravità o magnetismo, ma si tratta delle forze cosmiche, eteriche, spirituali.

2 Pensieri oggettivi invece di emozioni soggettive. Visto che anche nel mondo spirituale vigono leggi che però sono diverse da quelle del mondo fisico, non si deve rimanere nelle emozioni soggettive. Con la soggettività si possono mai ottenere risultati validi. Si tratta di un approccio in un certo modo scientifico e la ricerca spirituale si chiama appunto scienza dello spirito. Lo spirito si trova nella natura ed è oggettivo. È un pericolo di immergere nei propri sentimenti. Osserviamo l’oggetto fuori di noi e questo processo comincia con un pensiero oggettivo e non con un’intuizione soggettiva.

3 Rinvigorire l’anima invece di sensibilizzare i sensi fisici. Si devono rimanere coscienti che non è possibile di vedere le leggi del mondo spirituale con gli occhi fisici o con i sensi in generale. Non si sviluppa una sensibilità più fina con gli occhi. Non serve allenare i sensi, si deve allenare la propria consapevolezza, rinvigorire l’anima con le loro forze: pensare, sentire e volere. Con il loro sviluppo, passo per passo, si crea un senso per le leggi del mondo spirituale.

4 Non atavico. “Atavico” significa che qualcosa deriva dagli antenati e viene tramandato. Per la nostra disciplina vogliamo imparare di usare l’Io-Sé pieno. In tempi precedenti si usava metodi di immersione, medianismo o mistica che non usano l’Io pieno, ma che aspirano a liberarsene in una certa misura. È importante di procedere con piena consapevolezza e responsabilità, invece di tramandare solo informazioni.

Si possono discernere quattro stadi nella scuola spirituale:

1 All’inizio l’allievo prende le nozioni e conoscenze di uno scritto ispirato, di una conferenza dal vivo o di un’indicazione dell’insegnante e riflette in modo coscienzioso pensiero per pensiero. In un certo modo si informa e riflette quello che ha letto o sentito.

2 Un prossimo gradino risulta con la partecipazione profonda al sapere che lo studente ora assolve in corsi di studio ordinati, con confronti e un proprio lavoro conoscitivo diligente. Lo studente vuole conquistare la verità e acquistarla a diventare sapere da lui proprio. Su questo sentiero egli viene accompagnato nella compagine più interiore dalla volontà dall’Io del maestro che ha portato nell’esistenza terrena i pensieri i quali l’allievo studia.

3 Il sapere su questo gradino non viene soltanto elaborato e acquisito in corsi di studio, ma viene provato e sviluppato nel mondo mediante progetti adeguati e autonomamente guidati. Particolarmente in questi gradini successivi l’allievo non è più inserito in un auditorio tipico e non è neanche più seduto ai piedi del maestro, per interpretare queste immagini una volta in modo figurativo, bensì mette alla prova il sapere spirituale in tutte le condizioni del mondo  e in questo modo raccoglie conoscenze più mature e osservazioni più intime. (Commento: Perché l’allievo non mantiene i pensieri per se stesso, ma impara a condurli nel dialogo con le altre persone, lo sviluppo viene portato dalle tendenze di ritiro, tipiche del vecchio yoga, nella connessione sociale. Uno sviluppo che avrebbe luogo soltanto nella propria vita personale interiore non sarebbe più adeguato per il nostro tempo.)

4 Un lavoro profondo, allacciato al mondo, costituisce infine l’ultimo gradino in cui lo studente non può mai più assumere un ruolo puramente di allievo, ma in cui presta un lavoro di coscienza integrale e creativo ed è allo stesso tempo in grado di apprendere e di insegnare. (Dall’opuscolo di Heinz Grill: “La relazione tra maestro e allievo”, non tradotto in italiano)

Inserimento nella vita sociale

In questo sentiero è fondamentale il principio di integrare i contenuti spirituali nella vita pratica e sociale. Ogni progresso nella cultura è avvenuto mediante idee e idee sono patrimonio del mondo spirituale. Questo, tramite le idee, ha trovato la sua espressione nella cultura. Per contribuire con il cammino spirituale al bene comune, il praticante deve stare sempre nel concreto, osservare in modo più oggettivo possibile sia i contenuti spirituali sia il mondo. Per lui è necessario di osservare le condizioni della vita in modo molto preciso per poi trovare il modo adeguato da applicare quello che ha imparato. Se rimanesse soltanto nel soggettivo, non può formarsi un idea concreta e oggettiva delle circostanze e non potrebbe mai mettere in pratica qualcosa di valido. Così è quasi costretto a mantenersi al mondo reale, di controllare se stesso continuamente, e non può sfuggire nelle fantasticherie.

Pratica

Di come si percorre il cammino spirituale non c’è uno schema fisso. È importante di scegliere un maestro sia vivo o già defunto. Per il tempo moderno e la mentalità occidentale Heinz Grill o Rudolf Steiner sono entrambi molto adatti. Altri insegnanti sono: Sivananda, Sri Aurobindo, Murdo MacDonald-Bayne, Satya Sai Baba (letteratura da lui stesso) e altri.

Come descritto sopra nei “quattro stadi nella scuola spirituale”, il praticante nella prima fase si informa, legge i testi e pratica esercizi. È bene di praticare gli esercizi in modo ritmico, possibilmente alla stessa ora del giorno. Nel secondo gradino il praticante diventa più sistematico. Il suo studio diventa più sistematico. Sceglie già un campo che studia e in cui vuole, nella terza fase, mettere in pratica i contenuti che ha imparato. Gradualmente esegue anche gli esercizi che pratica in riferimento con questo campo. Come campo pratico si prestano in modo naturale la propria professione e la vita sociale. Per esempio un insegnante di scuola fa un esercizio conoscitivo su un suo allievo o un medico fa un esercizio per conseguire una conoscenza più valida sulla malattia di un paziente.

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