La forza eterica del secondo cakra

Nell’incontro sulla meditazione del 2 giugno 2018 sono presenti partecipanti di due corsi di yoga e altre persone.

Heinz Grill riprende i contenuti sviluppati durante la seduta di yoga precedente alla meditazione. Egli osserva che i praticanti yoga puntano talvolta sulla performance e domandano spesso quali vantaggi si raggiungono con determinate āsana.

Nello yoga, spiega, è importante la forza che scaturisce dalla rappresentazione della posizione che facciamo nella nostra mente (come per esempio l’esercizio, supta eka pāda paścimottānāsana, eseguito da seduti per terra con una gamba piegata, l’altra tesa e il busto piegato in avanti) prima dell’esecuzione. Tale forza scaturita dalla nostra rappresentazione di questa āsana, termina concentrandosi nel secondo centro, lo svādhiṣṭhāna-cakra; una forza non centrifuga ma centripeta, dall’esterno all’interno, in un movimento di contrazione e non di espansione, come se il corpo si ritirasse. Si apre allora la consapevolezza e la colonna vertebrale automaticamente si alza. È la legge dell’etere di vita che è possibile osservare in chi pratica arti marziali o negli spettacolari acrobati cinesi che hanno potuto raggiungere una flessibilità estrema, grazie al loro corpo che si allunga, perché si contrae dopo continui e ripetuti esercizi.

Invece noi nello yoga non dobbiamo contare sulla forza muscolare, ma sul flusso energetico creato dal nostro corpo eterico che, con movimenti continui e alterni, si ritira e si apre nello spazio. In seguito al movimento creato dall’esecuzione dell’āsana (come nell’incontro di yoga) la forza si libera e si raccoglie in modo circolare, dall’esterno all’interno, dietro nel secondo cakra. Più ci si raccoglie e maggiore sarà il flusso eterico che dalle gambe entra fino all’osso sacro. Dobbiamo riflettere sul fatto che questa forza del movimento che si concentra e si espande proviene dal corpo eterico e non dal corpo fisico.

Qual è il senso di questa premessa? E’ quello di avere per esempio un’altra comprensione, un’altra prospettiva dell’esercizio fisico e cioè che, per esempio, il movimento deriva da un processo creativo delle forze eteriche e non dal corpo fisico. Questi incontri dovrebbero promuovere in noi un avanzamento attraverso un processo che avviene a piccoli passi. Heinz Grill chiede se sono migliorate per esempio la chiarezza, la comunicazione, la calma o se ci limiteremo a valutazioni del tipo… l’incontro è stato interessante… è stato bello…

Quando nello yoga si arriva a un certo livello ci adagiamo lasciando che l’abitudine ci guidi ed è per questo quindi che ogni volta si deve ripartire, mettendo sempre davanti un pensiero con un contenuto adeguato. Nella meditazione si deve ogni volta partire dal punto zero per creare un pensiero, non esiste un nirvana fisso, dove una volta entrati si sta stabilmente. I contenuti per la meditazione si devono in ogni caso ricreare e pertanto superare l’abitudine che ci condurrebbe alla staticità e ciò comporta sicuramente sacrificio e fatica.

Per questo la meditazione diventa quasi una sfida verso noi stessi, perché ogni volta nella meditazione si entra con un pensiero nuovo e vero. La meditazione non consiste nel ritirarsi in se stessi; inoltre sarebbe un errore e una forzatura praticarla per la nostra condizione psichica o di salute. La meditazione invece deve portare un’apertura verso gli altri e verso il cosmo; non è un ritirarsi in se stessi ma è un andare oltre i propri limiti, attraverso un processo oggettivo e non soggettivo. Dobbiamo quindi superare la nostra soggettività ed entrare in una concentrazione oggettiva, cioè che abbia un contenuto. Anche per la meditazione, pertanto, è importante la nostra forza creatrice; dobbiamo essere attivi e usare questa forza per poter entrare nei mondi spirituali, perché così possiamo creare qualcosa che non esiste ancora. Quello che creiamo conta per l’aldilà, invece i problemi, i bei sentimenti che abbiamo avuto non valgono niente dopo la morte, al contrario dei pensieri ideali che abbiamo pensato.

Il contenuto della meditazione di oggi sarà l’immagine del flusso dell’etere, cioè la forza dell’energia che si raccoglie nel 2° cakra, come è stato spiegato prima per l’āsana con il movimento di contrazione delle gambe.

Questa forza , che può essere percepita in maniera metafisica, ci viene incontro come un colore chiaro, verde, dando come risultato un sentimento di calma. La forza della rappresentazione crea contenuti, i quali sono sperimentabili metafisicamente, come il colore o dei sentimenti.

L’uomo creando aggiungerà qualcosa che rimarrà, ma se userà la meditazione soggettiva non rimarrà niente. La forza che riusciremo a portare nel mondo e la creazione di immagini con contenuti spirituali rimarranno anche dopo la nostra morte.

Le idee, le forme sono già esistenti, ma tocca a noi pensarle e a dar loro vita, creandole. Michelangelo con le sue opere, come il David, non ha fatto altro che a dar vita alle rappresentazioni di idee e di forme che aveva nel suo pensiero, realizzandole attraverso la sua creatività geniale in un pezzo di marmo. La forza di ogni uomo sta proprio nel rappresentare, nell’immaginare e nel pensare la forma prima di crearla.

La base della meditazione sta proprio nella creazione di un’immagine, come è spiegato nel libro “La dimensione dell’anima nello Yoga”: l’osservazione dell’immagine di un’āsana con una adeguata rappresentazione mentale attirano le forze che poi ci aiutano e ci sostengono per una esecuzione migliore dell’esercizio.

Così anche nel campo pedagogico bisogna prima avere un’idea, un’immagine di come dovrebbe diventare, nel corso del suo sviluppo, un bambino e così nella meditazione possiamo prendere come contenuto anche l’immagine di una determinata persona e pensarla idealmente, come vorremmo che fosse.

Paola

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