Il pensiero del mantra OM

La meditazione del 23 giugno 2018

L’incontro di meditazione di questa serata partiva con la domanda, qual è la posizione giusta per la meditazione. A fine di trovare una risposta si confrontavano la posizione del mezzo loto o del loto (ardha padmāsana, pūrṇa padmāsana) con la posizione dell’eroe (virāsana) seduto sui talloni. Quindi è stato nominato anche la posizione da seduto su una sedia, la posizione per la meditazione preferita nei cerchi antroposofici. Heinz Grill suggeriva di indirizzare l’attenzione sull’esperienza di essere vicino al suolo, com’è data nella posizione del loto e nelle sue varianti. Questa esperienza di raccogliersi con calma nella zona del bacino e delle gambe, mentre allo stesso momento il capo riceve una certa libertà e leggerezza, era significativamente percepibile. Dato che in virāsana e nella posizione seduta sulla sedia questa esperienza non c’è, si concludeva che, senza giudicare su posizione meglio o posizione peggio, si può dire che padmāsana e le sue varianti si prestano molto bene per una seduta di meditazione, perché già dall’inizio rendono percepibile una calma nel corpo fisico e un’apertura per il mondo cosmico come condizioni ideali per una seguente meditazione.

La sillaba OM come suono primordiale dell’intera creazione

L’argomento poi passava al mantra OM ed il suo significato. Secondo la grammatica della lingua sanscrita la vocale O deriva dalle due vocali A + U. Per questo motivo le spiegazioni del mantra riguardano spesso le tre lettere A+U+M, mentre la recitazione stessa si fa con il suono OM. La A rappresenta il mondo spirituale oppure la consapevolezza sveglia dell’essere umano, la U rappresenta il mondo cosmico, che non è la stessa cosa come il mondo spirituale, oppure la condizione sognando nell’uomo e la M rappresenta il mondo fisico oppure il sonno profondo. Le tre lettere AUM insieme significano quindi il processo dei pensieri, che dai mondi spirituali si avvicinano alla terra per poi manifestarsi in una forma fisica. Chi recita il mantra OM, dovrebbe rimanere consapevole di questo fatto, che tutto quello che esiste per terra, è frutto di un tale processo dall’alto verso il basso oppure dai mondi spirituali attraverso il mondo cosmico fino al mondo fisico. Infatti il suono A dona l‘impressione di ampiezza, la U ha il carattere di guidare verso il basso e la M canticchiando tocca sensibilmente il corpo fiscio.

Heinz Grill sottolineava che una recitazione, che al contrario ha come scopo la stimolazione di energie dal metabolismo, non può avere l’effetto calmante sul cuore già scientificamente approvato per il mantra OM. Le energie, che prendono origine piuttosto dal corpo fisico, creano più un’irrequietudine, mentre un pensiero di verità, come quello del processo, che va dal mondo spirituale al mondo fisico, può creare una centratura e una calma nel cuore. La recitazione stessa non dovrebbe attuarsi con un suono troppo basso per evitare che essa stimoli una condizione di sonnolenza durante la pratica.

Pensare, sentire, volere nella fase di meditazione

Sia prima che dopo l’attività di meditazione si consideravano le tre forze dell’anima, il pensare, il sentire, il volere e la loro funzione riguardante la meditazione. Partendo dall’immagine del mantra OM, si può dire, che il pensare nell’essere umano rappresenta una forza universale, il sentire agisce in una sfera già un po’ individualizzata, mentre il volere crea la forza basilare che sostiene l’individuo. Nella meditazione vogliamo nutrire un pensiero nella sua forma più pura possibile, mentre i collegamenti emozionali e la volontà stessa dovrebbero retrocedere sempre di più. Questo è importante per dare spazio al processo di trasformazione che vuole entrare con ogni meditazione. L’attività del pensiero attira nuove forze cosmiche, che arricchiscono la volontà personale del praticante, ma solo, se questa volontà rimanga un po’ trattenuta e non “inondi” le altre parti della consapevolezza. È proprio il fatto di questa continua trasformazione in un percorso di meditazione, che rende impossibile ad arrivare a uno stato di pace eterna oppure di calma paradisiaca continua. Bisogna creare una meditazione sempre di nuovo.

Krishna e Cristo rappresentano il pensiero puro e libero

A fine di rispondere alla domanda di una partecipante, “che cosa è il pensiero libero?”, Heinz Grill recitava il verso 20 del capitolo 12 della Bhagavad Gita:

ये तु धर्म्यामृतमिदं यथोक्तं पर्युपासते

श्रद्दधाना मत्परमा भक्तास्ते ऽतीव मे प्रियाः

ye tu dharmyāmṛtam idaṁ yathoktaṁ paryupāsate

śraddadhānā matparamā bhaktāste ‘tīva me priyāḥ

L’essere divino Krishna risponde a suo discepolo Arjuna: “Quei veneratori mi sono davvero cari, chi hanno fede e continuano ad avere me stesso come obiettivo principale. Seguendo continuamente gli insegnamenti detto qui, meritano l’immortalità”.

Heinz Grill esponeva quindi, che il pensiero libero è un termine tecnico e non ha niente a che fare con la libertà di scelta fra due cose, per esempio “sono libero a scegliere se voglio mangiare tofu o ricotta, se voglio andare al mare o in montagna, etc.” Inoltre non è la libertà, come scrivevano ultimamente nella rivista di montagna, di guidare in modo libero, raccontando da un soggiorno a Sicilia, dove “ognuno guida come vuole”. Gli autori di questo articolo avevano espresso il desiderio per un pensiero libero, ma il pensiero libero stesso è una sostanza spirituale.

Poi egli proponeva di sostituire nelle frasi della Bhagavad Gita il nome di Krishna con “pensiero libero” oppure nel vangelo sostituire il nome di Cristo altrettanto con “pensiero libero”. In questo senso la frase recitata sarebbe, come segue. Il pensiero libero dice: “Quei veneratori sono davvero cari a me, al pensiero libero, chi hanno fede e continuano ad avere me, il pensiero libero, come obiettivo principale. Seguendo continuamente gli insegnamenti qui (da me, dal pensiero libero) esposti, meritano l’immortalità”.

Nutrire il pensiero libero nella meditazione

Il contenuto scelto per la meditazione, che seguiva, era il pensiero del mantra OM: tutto ha origine nei mondi spirituali. Da lì nasce un movimento che si avvicina alla terra e che finalmente diventa un’apparizione fisica, sia come essere umano sia come oggetto qualsiasi. Al contrario, dal mondo materiale non può sorgere niente.

Concludendo dopo la meditazione si faceva la domanda: adesso abbiamo già creato un pensiero libero? Poi era chiaro, che all’inizio di un percorso di meditazione ci sono tanti stimoli, che sorgono o dal metabolismo o dal pensiero intellettuale. Per questo motivo bisogna calcolare un periodo lungo di circa 3 anni fino a imparare bene la distinzione fra il pensiero libero, puro, e il pensiero ancora attaccato alla natura fisica e psichica.

Heinz Grill affermava alla fine, che questo impegno vale la pena, perché quando il pensiero diventa chiaro e puro, viene sperimentato come verità santa e, come dice la Bhagavad Gita, “si riceverà l’immortalità”.

Simone

Annunci