meditazione antroposofica

Rudolf Steiner sulla meditazione:

Non si diventa più spirituale quando si assimila più pensieri possibile dal mondo, perché questi pensieri rispecchiano in immagini soltanto, vorrei dire, il mondo esterno, che è di qualità sensibile-fisica. Quando si rincorre possibilmente le sensazioni della vita, non si diventano più spirituali.

Si diventano invece più spirituali attraverso il lavoro interiore della volontà, all’interno dei pensieri. Pertanto la meditazione non consiste nel solo dedicarsi a un gioco qualsiasi di pensiero, bensì nel posizionare nel centro della consapevolezza pochi pensieri di un orientamento abbastanza facile, facilmente esaminabile. Questo deve avvenire appunto con la forte volontà di porre questi pensieri nel centro dell’attenzione della consapevolezza.

E quanto più forte diventa questo irraggiare interiore della volontà, tanto più spirituali diventiamo. Quando assimiliamo pensieri dal mondo esterno fisico-sensoriale – e tra nascita e morte possiamo solo assimilare questi pensieri – allora, come Lei può facilmente comprendere, si diventano non-liberi. Questo, perché ci dedichiamo solamente ai nessi del mondo esteriore. Poi dobbiamo pensare nel modo in cui il mondo esteriore ce lo prescrive, in quanto consideriamo solo il contenuto di pensiero esteriore; soltanto nell’elaborazione interiore diventiamo liberi.

Esiste solo una possibilità di diventare completamente liberi nella propria vita interiore, e cioè nell’escludere sempre di più il contenuto di pensiero che viene dal mondo materiale esterno, di concentrarsi su un pensiero consistente e di mettere in vividezza particolare la volontà che penetra questo pensiero nel giudicare, nel trarre conclusioni. Particolarmente attraverso il rafforzamento della volontà nel pensare ci prepariamo per quello che ho chiamato nella “Filosofia della libertà” la fantasia morale, che però sale alle intuizioni morali. (OO 202. 201s)

Ora, dopo di che ho esposto questo, Le vorrei spiegare come si esegue la meditazione nella sua forma più semplice. Si tratta di posizionare un pensiero o un complesso di rappresentazioni nel centro della nostra attenzione o della nostra consapevolezza. Non dipende così tanto da quale contenuto della rappresentazione scegliamo, ma esso dovrebbe essere immediato, in modo che non presenterà reminiscenze dalla nostra memoria. Pertanto è bene, se non prendiamo un pensiero dal bagaglio delle nostre memorie, ma che prendiamo un contenuto di meditazione da qualcun’altro che abbia esperienze in questo campo. Scegliamo questo procedimento non perché questa persona vuole esercitare una qualsiasi suggestione su di noi, ma perché possiamo essere sicuri, che il contenuto che meditiamo sia qualcosa di nuovo per noi.

Possiamo prendere altrettanto bene un vecchio libro che non abbiamo ancora letto (adeguati sono scritti spirituali come i Vangeli, la Bhagavhad Gita, scritti di Rudolf Steiner o altri scrittori di una certa levatura) e scegliamo un pensiero da esso. Si tratta di ciò che non prendiamo una frase dal nostro incosciente o subcosciente che ci sopraffarà (o che non ci può dischiudere nuove conoscenze ed esperienze). Un tale contenuto non è gestibile, perché tutti i tipi possibile di resti sentimentali ed emozionali si frammischiano in tale contenuto. Si tratta invece di ciò che il contenuto deve essere così concreto quanto un calcolo matematico è concreto.

Prendiamo qualcosa di molto semplice, la frase “nella luce vive la sapienza”. Non si tratta di esaminare questa frase, se sia vera o no. È un’immagine. Ora è importante di occuparsi con questo contenuto nel senso di un guardare, di un riposare in esso con la consapevolezza. Il tempo per questo può diventare sempre più lungo.

È essenziale che raccogliamo la nostra intera forza dell’anima per concentrare tutto quello che è in noi come forza del pensiero e forza del sentimento sul contenuto. Nello stesso modo in cui i muscoli delle braccia diventano forti quando lavoriamo con loro, anche le forze dell’anima si rafforzano quando vengono concentrati sempre di nuovo su un contenuto. Il contenuto dovrebbe rimanere possibilmente lo stesso per mesi e forse per anni. Perché le forze dell’anima devono essere rinforzate per la ricerca reale del soprasensibile.

Quando si continua a esercitarsi in questo modo verrà il giorno, vorrei dire il grande giorno, al quale si farà una determinata osservazione: che ci si trova gradualmente in una attività animica che è completamente indipendente dal corpo fisico. E ci si accorge anche: prima si era dipendenti con tutto il pensare e sentire dal corpo fisico: con il pensare e rappresentare dal sistema sensoriale-nervoso, con il sentire dal sistema circolatorio ecc. Ora ci si sente in un’attività spirituale della consapevolezza che è interamente indipendente da ogni attività del corpo fisico. (OO 214.127s)

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